Vespa Sicily Tour

Un viaggio in vespa per conoscere alcuni fra gli scorci più belli di Sicilia.

Da un paio di anni mi sono trasferito dalla provincia di Palermo a quella di Ragusa ed ho sempre pensato a come poter fare per poter portare la mia cara amata Vespa, compagna di gimcane nel traffico cittadino panormitano, dalle parti della mia nuova residenza, nella Sicilia orientale. E così vai di super ricerche internettiane per capire costi si spedizione, corrieri, noleggio furgoni… etc. Niente, prezzi sempre troppo alti e spropositati per 300km di trasloco moto. Così, visto che era stato sempre un mio desiderio fare un tour in vespa per la Sicilia, ho pensato che poteva essere una bella idea fare questo “trasloco” da me, in sella alla lambretta!

Non sono un motociclista e non avevo mai affrontato viaggi su due ruote, per questo la pianificazione è stata fondamentale. Un lungo elenco di cose da preparare prima della partenza: meccanico, elettrauto, revisione (la vespa era ferma da due anni), assicurazione, gomme nuove, kit gonfia e ripara, casco nuovo, candela d’emergenza, olio miscela e tanica benzina di scorta, cavi: freno, acceleratore e frizione (anche se non ho idea di come sostituirli), portapacchi, ragni elastici, torcia, giacca anti vento, completo anti pioggia… insomma, preparativi come se stessi per partite per Capo Nord! Ma io sono fato così… per controllare l’ansia si deve avere tutto sotto controllo, o quasi.
300km in totale… perché farli tutti di fila? C’e il rischio che il piccolo bolide di 123cc non arrivi a destinazione… ha pur sempre 18 anni di vita! Prendiamoci il tempo che serve. Gustiamoci appieno tutte le linee bianche sull’asfalto, il paesaggio, gli incontri e gli amici moscerini, che ahimè non faranno una bella fine. Divido così tutto in 3 tappe. Max 100km al di. Giusto qualche ora in sella, con la macchina fotografica sempre a portata di mano e sempre pronto a sfidare il navigatore e il percorso programmato.

Viaggio In Vespa a tappe in Sicilia

Day one
Parto di lunedì! un lunedì di Aprile. Quasi certo che il tempo non mi riserverà brutti scherzi. L’arrivo è previsto per il giorno della Liberazione. Decido di non affrontare strade troppo trafficate e pericolose come la Palermo/Agrigento. Inizio percorrendo tutto il litorale che va da Bagheria a Termini Imerese. Parto intorno alle 9 del mattino. Con calma e rilassato. Dopo circa mezz’ora dalla partenza mi fermo. Ombelico di Venere, una spiaggetta nascosta nei pressi di Altavilla Milicia, prima di arrivare a S.Nicola l’Arena, proprio sotto la Torre Normanna. D’estate ho sempre frequentato questa spiaggia, difficile da raggiungere e per questo quasi sempre deserta. Un ombelico bianco e blu. Il bianco dei sassolini della battigia e il blu del mare, con trasparenze che fanno invidia ai Caraibi. E’ così bello che sembra quasi finto, e visto che si trova proprio sotto la linea ferrata, sembra uno di quei plastici per i trenini elettrici. Il bello è che è tutto vero, e questo viaggio inizia proprio ammirando un luogo incantevole, perla della costa nord occidentale di questa splendida Sicilia.
Proseguo sino a Termini e mi inoltro tra le colline e i monti che mi portano ad attraversare Caccamo e Roccapalumba. Proprio arrivato in questa piccola cittadina accade il primo “incidente”. Mentre supero un dosso, uno di quelli “esagerati” che stanno di fronte le scuole, si rompe una delle corde elastiche che bloccano uno dei bagagli, quello con tutta la tecnologia dentro! Computer, tablet, hard disk, power bank e tanti cavi… Inchiodo, scendo dalla vespa e fermo una macchina che sta per passare sopra il fagotto! Pericolo scampato! Mi assale il dubbio però che tutti i dispositivi siano rimasti integri. Una signora, testimone dell’accaduto, dal suo balcone, mi chiede prontamente se è tutto ok e se ho bisogno d’aiuto. Solidarietà e gentilezza tutta siciliana. La ringrazio, incalzo la borsa/zaino sulle spalle e procedo il viaggio. Passano pochi chilometri e mi fermo in una stazione di servizio per il mio primo rifornimento. Faccio il pieno, 3 euro, 2 litri di benzina per 60km ti strada. Però, non male a consumi questo vespone. Approfitto della fermata per assicurare nuovamente lo zaino al portapacchi, viaggiare con la schiena senza alcun peso direi che è fondamentale!

In questo pezzo di Sicilia il paesaggio è davvero meraviglioso. Colline che sembrano onde del mare, tutte verdi. Campi coltivati e fiori ovunque. Mi attira un colore che rompe il verde pastello. E’ un campo di fiori di lillà. Almeno credo… non ne capisco molto di boccioli. Sono nei pressi di Alia. Quello che vedo è una distesa di rosa intenso tendente al viola. Quella sfumatura e quel profumo che ti porta dentro un cartone animato, con tinte vive, sgargianti e sorridenti. Mi immagino in particolare di stare dentro l’animazione di Yellow Submarine dei Beatles, con quegli arcobaleni colorati, prati verdeggianti, fiori di ogni tipo e personaggi blu. Tiro fuori la macchina fotografica dal bauletto e inizio a provare ad immortalare quelle sensazioni. Più fotografo e più godo di quella natura semplice e romantica. Torno alla realtà, ripongo la camera e prima di ripartire apro lo zaino, che qualche km fa era riuscito a planare nell’aria come uno scoiattolo volante. Tiro fuori il notebook e provo a controllare se funziona ancora. Tutto ok. per fortuna nessun guasto. Tiro un sospiro di sollievo, rimetto a bada l’ansia da “assistenza tecnica”, giro la chiave e con il piede metto in moto tirando un secco colpo alla leva di avviamento. Nulla di tutto questo è vero… accensione elettrica, perché rompersi una caviglia?

Day One – Part Two
Proseguo qualche altro chilometro e arrivo alla prima stazione: Villalba. Qui ho prenotato uno scenografico B&B. Si tratta di un’abitazione estiva adibita a pensione per viaggianti, in cima ad una collina, circondata da un giardino, poco sopra il paese. Arrivo prima del previsto. I proprietari mi avevano avvisato che, causa visita dal dentista, sarebbero arrivati ad accogliermi poco dopo l’ora di pranzo. Nell’attesa inizio con una serie di selfie per Instagram. Foto col casco, senza, dettagli della vespa, io sulla vespa, io con il panorama, io che fingo di guardare il panorama… etc… pubblico solo quella più “sensata”: io con la vespa e il panorama sullo sfondo… rigorosamente in b&w che fa più ig_influencer 😉
Arrivano i proprietari in panda 4×4, un po imbarazzati perché li stavo aspettando. Dopo le dovute presentazioni aprono il cancello e mi fanno entrare. Parcheggio il bolide e mi invitano ad entrare. A piano terra una grande sala “colazione” con arredi curati e ricercati, Mi colpiscono due poltroncine da barbiere dei primi del ‘900 che il Sig.b&b ha fatto restaurare con cura. Poi mi portano su. La camera è accogliente. Situata in mansarda con una bella luminosa finestra che si affaccia sul panorama mozzafiato. Colline verdi a iosa. La contrada si chiama Le Serre, cosi come il B&B e proprio dietro la casa si intravede un sentiero che porta sino in cima alla collina. Il gentile locandiere mi dice che ci troviamo a 800mt e che si può raggiungere la vetta della collina che sta a 900mt circa seguendo proprio quel viottolo.
Dopo le chiacchiere e la visita alla camera, vado a sganciare corde e ragni elastici e porto su i bagagli. Decido di saltare il pranzo, faccio giusto qualche telefonata per comunicare ai miei cari l’arrivo alla prima tappa e mi adagio un pochetto sul letto.

Riposato inizio a controllare sul telefono se in paese vi sono pizzerie per programmare una cena. Avendo saltato il pranzo ho anche una certa fame. Pizza da asporto, da consumare in camera. Ipotizzare una cena al tavolo da solo mi sembra davvero molto triste. Già l’albergatore mi aveva dato qualche dritta in effetti. Prima di scendere in paese comunque non posso non andare a fare una perlustrazione in vetta. Cozzo Pirtusiddu. Esco dalla struttura accogliente e subito dietro l’edificio imbocco il selciato che pian piano e con qualche respiro affannato mi porta in cima. Solo due parole alla vista: Sicilia bedda! Sono letteralmente circondato da una valle di campi di grano. Sensuali curve dove si adagiano soffici prati. Pura poesia. E poi, il silenzio. Mi imbarazza parecchio romperlo con il mio fiato, stanco dalla salita.
Dopo questo meraviglioso momento, torno a prendere la vespa e vado giù in paese. La pizzeria, l’unica aperta, ancora ha il forno a legna in preparazione e non potrò ordinare una pizza prima delle 8 di sera. Sono le sette e non posso aspettare, così vado nel bar vicino e prendo un pezzo di tavola calda e un pacchetto di patatine. Si, lo so, ancora più triste dell’idea di mangiare da solo al tavolo, ma lo stomaco urla e rumoreggia. Rientrato in b&b, la serata della prima tappa si conclude godendomi un tramonto surreale dalla finestra della mansarda.

Day two – Part One
La giornata inizia dopo un riposo sereno e silenzioso. La colazione è semplice e buona. La locandiera mi offre una fetta di torta davvero deliziosa fatta con le sue mani accompagnata da un bicchiere di succo d’arancia rossa. Si parla un po e mi confronto con il marito sullo stato di salute della strada che dovrò percorrere. La notte trascorsa, un sogno, mi ha suggerito un cambio di programma. Il piano prevedeva inizialmente di raggiungere la seconda tappa, Borgo Manfria, percorrendo lo scorrimento veloce Caltanissetta/Gela. Conosco bene questo tratto di strada perché lo faccio abitualmente con la macchina. Non mi andava di passare queste ore in vespa continuamente sorpassato da auto ad alta velocità. E poi, anche il contesto paesaggistico, non è a me sconosciuto. Così ho deciso di percorrere le strade provinciali: 16,41,38,37 e poi imboccare la statale 121 all’altezza di Canicattì/Delia, sino a raggiungere Licata, sulla costa sud siciliana. Anche se le informazioni del Sig.B&B non erano confortanti riguardo lo stato del manto stradale, decido di provare il brivido dell’avventura: gimcana in discesa tra le buche! Carico i bagagli, saluto i coniugi ospitali e avvio la lambretta. Scendo dalla collina attraversando quei bei campi visti da Cozzo Pirtusiddu. La strada dopo pochissimi km si fa buona. Mi fermo lungo una curva all’altezza di quello che sembra un agglomerato di case. Era quello raffigurato in una foto appesa nella sala breakfast del B&B le Serre. Si vede una chiesetta dalla rosea facciata in pietra, con rosone e piccolo campanile, adiacente ad un complesso architettonico che ingloba un baglio. Costruito nella seconda metà del settecento dai Principi di Spatafora, è, a detta del locandiere, qualche ora prima, uno dei primi insediamenti costruttivi vicino Villalba.

Faccio una foto e proseguo. Il mio pensiero adesso è quello di riempire il serbatoio di benzina. Non ci sono benzinai lungo la provinciale, così entro nel primo grosso centro urbano che incontro: Serradifalco. Fermo un passante e chiedo indicazioni. Il distributore non è molto lontano. Faccio il pieno e riparto. Qualche altro chilometro di provinciale ed imbocco la statale. Il sedere inizia a dolere un po. Non ho molta resistenza vista la poca esperienza. In realtà le soste fatte prima non sono state molto lunghe, giusto il tempo di scattare un’istantanea dal fotofonino. All’altezza di Naro, sulla ss, noto una di quelle case cantoniere rosso pompeiano. Ben ristrutturata. Probabilmente venduta dal demanio a qualche privato. Mi accosto e faccio una sosta più lunga. E’ arrivato il momento di aggiornare la storia su Instagram! Il paesaggio qui non è più bello come quello attraversato subito dopo sceso dalla collina. La strada è più grigia e le strisce bianche sull’asfalto sono ormai sbiadite. Si sente che la temperatura è salita. Dalla frescura della montagna passo all’aridità della pianura. Il mare comunque è vicino e non vedo l’ora di raggiungerlo. Dopo qualche altro chilometro sono quasi nei pressi di Licata. Pian piano vedo apparire il blu dell’acqua salata. C’è un’area di sosta non proprio pulita. Spazzatura ovunque, ma la visone del mare all’orizzonte mi fa dimenticare subito quel brutto quadretto. Anche qui la sosta per foto super filtrate è d’obbligo. Nel frattempo mi chiama il proprietario dell’altro b&b che ho prenotato per sapere l’orario del mio arrivo.

Sono ad una mezz’ora di strada da Borgo Manfria. E’ praticamente ora di pranzo e sono quasi arrivato. Questa seconda tappa si trova a pochi chilometri da Gela, ed è un paesino di case vacanze in riva al mare. In realtà il B&B si trova in una valle. Appena arrivo quindi noto che il mare non è visibile. La struttura è sempre una casa di famiglia per le vacanze adibita a Bed and Breakfast. Stavolta però il bagno è in camera! Mi accolgono Padre e figlio. Eseguiamo le operazioni di check-in, scarico i bagagli e mi sistemo in camera. Dalla finestra comunque il panorama non è male. Si vede la valle e il profilo del monte di fronte. La giornata è calda ed il sole splende. Mi faccio dire dal figlio del proprietario se ci sono posti dove mangiare in zona e mi dice che c’è un bar subito dietro la curva che porta fuori dal canyon, e che, all’inizio di Gela, c’è una stazione di servizio completa di ristoro. Riposo un po e nel primissimo pomeriggio vado ad esplorare la zona. In primis vado al mare. Ho desiderio di mettere i piedi sulla sabbia. Il Borgo è deserto. Ci sono solo alcuni operai che lavorano ad una casa. Qui si popola nel pieno della stagione estiva. Arrivato in spiaggia, guardando sulla destra del panorama vedo una torre. Torre Manfria per l’appunto, torre di avvistamento e difesa. Si erge su una collina quasi a picco sul mare. Più tardi andrò a farci visita, per adesso pensiamo a magiare qualcosa. Trovo il Bar e spero di poter mangiare un bel cono gelato fresco. Quello che trovo purtroppo è un cornetto confezionato. Mi accontento. Lo consumo in uno dei tavolini fuori e intanto penso sul come procedere il pomeriggio.

Day Two – Part Two
Considerando che il giorno successivo sarà giornata di Liberazione, forse è opportuno andare a fare il pieno perché magari i benzinai saranno anche loro in vacanza. La stazione di servizio più vicina è quella consigliata dal ragazzo del B&B, proprio all’ingresso di Gela. Mi avvio e ottengo il mio rifornimento di carburate. Per curiosità chiedo. L’indomani avrei trovato aperto perché avrebbero fatto mezza giornata. Pazienza. Km in più km in meno non importa. Quello che importa che proprio accanto al distributore c’è un Mcdonald’s! Non è il massimo della mia aspirazione cibaria, ma il gelato non è bastato… e poi posso prendere qualcosa da asporto per la sera. Quindi proseguono i miei “tristi” e veloci consumi di cibo spazzatura. L’orario e la scarsa presenza in zona di ristoranti e pizzerie mi costringono a questa scelta iper proteica. Mi riprometto che nel mio prossimo viaggio pianificherò per bene anche la scelta della roba da mangiare. Per adesso improvvisiamo. Torno al B&B, ripongo la cena da asporto sulla scrivania della camera e riparto per la visita alla Torre.
Attraverso nuovamente il borgo Manfria notando ahimè altri cumuli di spazzatura abbandonata. Trovo la stradina che porta alla costruzione storica. Si tratta di un percorso sterrato. Appena imbocco la via noto che a 200m si trova adagiato un bel cagnolino tutto nero.

Appena mi vede si alza e mi punta. Qualche giorno prima di partire “mio cugggino” mi dice: “Sei sicuro di attraversare la Sicilia tramite provinciali e strade di campagna? Vedi che puoi incontrare i cani più feroci della terra! Stai attento, non ci mettono nulla a sbranarti una caviglia!!” ed io: “se vabbè! manco se dovessi incontrare Cerbero! il cane a tre teste! che oltre me potrebbe divorare in un boccone solo anche la mia vespicella!” – intanto però una pulce in testa me l’aveva messa… e vai adesso di fobia da aggressione canina! Help!
Mi faccio coraggio e proseguo pian piano, con cautela, non mollando lo sguardo intenso del cucciolone total black. Appena mi avvicino il cagnolone in realtà è una cagnolina, lì vicino ci sono pure i suoi due piccoli che da lontano non avevo notato. Abbassa lo sguardo e si mette di lato. Io passo senza caviglie divorate e scongiuro eventuali degenze ospedaliere. Già mi vedevo in stampelle e fasciature di ogni tipo, o magari con una caviglia bionica. Parcheggio. Scatto subito una bella foto della vespa con lo sfondo del panorama di spiagge e mare. Bellissimo litorale, uno spettacolo puro. Raggiungo a piedi la Torre che si trova sulla destra. Dietro di lei si sta adagiando il sole. C’è anche un’altra splendida spiaggia proprio sotto il promontorio. Trovo una coppia che scoppietta tra un selfie e l’altro. Mi vedono e dopo qualche minuto vanno via. Mi spiace aver rotto le uova nel paniere… ma che ce posso fa?! C’è una scalinata ripida sulla facciata che porta all’ingresso del fabbricato. La porta è fatta da una grata di ferro parecchio arrugginita. C’è lo spazio per l’obiettivo. Click, foteggio l’interno, a colori e in b&w. La torre è abbandonata e vandalizzata. Davvero un gran peccato. Vetri di bottiglie rotti, sporcizia, scritte sui muri. Insomma un vero dramma visivo e olfattivo. Compensa per fortuna il panorama. Dall’alto della rampa di scala è ancora più bello, in più con l’emozione delle vertigini. La scala non ha ringhiere di sicurezza di alcun tipo. Scendo e torno alla vespa. Chi trovo? La signora Cerbero, con una sola testa e tanti seni al vento. Vuole le coccole e io l’accontento. In cambio però catturo un’istantanea per il social. Già mi sono affezionato e mi dispiace andar via.

E’ quasi ora di cena. Io sono rientrato alla pensione e mi appresto a consumare McChicken e McNuggets, rigorosamente freddi. Solo la mattina dopo scoprirò che in sala colazione c’è un bel microonde.
Mi rilasso sul letto e anche dalla finestra di questa stanza godo di un tramonto incantevole. Che fortuna! Ospite di due b&b dalla posizione perfetta! Foto di rito e aggiornamento web social. Leggo un po: Nel Bosco: la straordinaria storia dell’ultimo vero eremita. Un tizio che per 27 lunghi anni è riuscito a vivere da solo dentro una foresta compiendo furti di cibo nelle case vacanze a valle. E’ stato arrestato e poi ha deciso di raccontare la sua storia ad un giornalista.
Cala presto la palpebra. Non sono nemmeno le 22.30. Buonanotte a me.
Ore 2.30 del mattino. Rumori di passi nel corridoio. Sembrano passi in corsa. Ma che succede?! Poi una voce di donzella: “Basta! è meglio che vado! Non voglio vederti più!”
Sogno o realtà? Realtà. Anche troppo rumorosa per i mio sonno super leggero. Forse è la vendetta della coppietta che ho infastidito con la mia presenza alla Torre!
Si va avanti per qualche ora tra litigi e rappacificazioni. Incasso l’accidentale insonnia e porto pazienza.

Day 3 – Part One
Notte turbolenta per i miei vicini di camera, speriamo che almeno pace sia stata fatta. Mi alzo con un leggero mal di testa. Dopo colazione starò meglio. Nella sala preposta, con tanto di fontana in pietra, spenta, che fa molto presepe partenopeo, mi attende “the B&B Father”! Quasi per errore sto per accomodarmi nel tavolo riservato alla coppia in tormento. Poi, con un cenno, il Capo mi fa capire che per me c’è il tavolo tre! Camera 3 = tavolo 3! Che incompetente che sono! Gia pronta c’è una sfogliatella alla ricotta appena portata dal bar vicino. E’, a quanto pare, una specialità e prelibatezza della zona. In effetti è davvero buonissima! L’accompagno con il solito succo di frutta, stavolta ACE, nella confezione di cartone piccolina con cannuccia. Quella che quando ero bambino portavo a scuola per accompagnare la merenda. In ogni caso il gentile proprietario mi offre anche della frutta fresca: fragole, banane.. ma io declino poiché’ la sfogliatella mi ha già parecchio saziato. Poi la mattina mi piace rimanere sempre leggero. Iniziamo a conversare. Chiedo come raggiungere il lungomare di Gela. Avevo già visto sul navigatore, ma sempre meglio fidarsi degli autoctoni! Gela l’ho sempre immaginata senza mare… e forse per anni il suo mare non è stato godibile dai bagnanti a causa dell’inquinamento provocato delle raffinerie. In effetti ne ricevo conferma. La politica nei vari anni ha fatto poco e niente per valorizzare il litorale. Poi è arrivato Il Sindaco Crocetta, gia Presidente della Regione, non più in carica, che ha deciso di dare una sistemata e di far costruire delle ali all’inizio di un pontile, metafora di libertà, proprio al centro del lungomare. Le ali di Mazinga Zeta. Ecco come me le ha presentate il sig.B&B numero 2.

Prendo i bagagli e inizio a caricare la vespa. Si continua a conversare e ci si scambia anche la visione di qualche foto fatta al tramonto della sera prima. Proprio non ce la faccio a far notare al locatario del disturbo avuto nella notte. Mi ero ripromesso di segnalare la cosa ma è una persona davvero troppo simpatica e gentile. Mi dice anche che nei suoi progetti c’è di metter su una ciclo officina per turisti all’interno della struttura! Per me è un progetto 10 e lode! Quindi sorvolo riguardo l’inconveniente notturno, lo saluto e riparto.
Sono le 9,30 circa e sono proprio curioso di vedere il super lungomare di Gela. Pochissimi km, un paio di rotatorie e giungo sul posto. Oggi è il 25 Aprile, la giornata è davvero bella e incontro diversi sportivi fare jogging. Il mare è una tavola ovviamente blu, ma l’aspetto dei marciapiedi e arredi urbani dedicati alle spiagge mi sembrano parecchio trascurati e trasandati. Poi, auto ovunque. Un posto cosi dovrebbe essere interdetto almeno alle auto.. non alle vespe! 🙂
Ad un certo punto eccole lì! Di un rosso bordeaux scolorito, mi appaiono le famigerate ali del Mazinga! La vera nomenclatura dell’opera d’arte contemporanea è: “Le ali della libertà”. Io preferisco però sempre il riferimento al mitico cartone animato giapponese. Mi fermo e scatto foto. Aspetto che qualche macchina venga rimossa dai proprietari perché mi impallano l’inquadratura. Per fortuna non devo aspettare molto.

A questo punto riparto e riprendo la strada provinciale 51 che costeggia le raffinerie. Anche qui mi fermo per immortalare ciminiere, capannoni ed edifici che sembrano decisamente dismessi. La parola segreta è: degrado industriale. Però questo luogo ha dato davvero tanto lavoro a tanta gente. A discapito dell’ambiente si, ma sempre di sacrosanto lavoro si tratta. Qui si potrebbe aprire un lungo dibattito, e di errori in questa terra se ne sono fatti davvero tanti, ma a mio parere rimane sempre una perla con qualche inevitabile macchia nera, che con il giusto tempo può essere rimossa.

Day 3 – Part Two
La provinciale 51 diventa numero 31 e porta in direzione Scoglitti. Prima di raggiungere il bel paesello sul mare, mi fermo attirato sempre da una casa rossa. Questa volta si tratta di una vecchia abitazione per il casellante che doveva governare il passaggio a livello. Mi piacciono questi edifici. Non so perché.
Scoglitti la conosco. Quando sono in auto, preferisco sempre passare dal centro del paese. Appena superato l’agglomerato urbano si rivela agli occhi una spiaggia immensa, con grandi Dune da deserto, sia a destra che a sinistra della carreggiata. L’acqua del mare ha un colore verde cristallino. C’è gia tanta gente che fa il bagno pur essendo Aprile.
Il viaggio continua. Supero il Museo Archeologico Regionale di Kamarina, che si trova lungo la strada. Se vi capita di passare da queste parti la visita al museo è d’obbligo. Tre padiglioni e diverse sale espositive piene di Storia e Preistoria. Per non parlare delle aree archeologiche esterne. Una particolarmente suggestiva perché si trova quasi a strapiombo sul mare. Il museo mostra anche reperti d’archeologia subacquea portati alla luce proprio dai fondali delle acque antistanti.

Ormai sono quasi vicino casa. Mancano circa 30 km. Visto che sono in anticipo sul programma di viaggio improvviso una sosta a Punta Braccetto. Anche questa una piccola località balneare. Appena arrivato già vedo tanta folla. La giornata dedicata alla festa della liberazione ha attirato tanti turisti da queste parti. Qui la spiaggia si alterna ad una bassa scogliera. Vedo un uomo in canoa e bagnanti. Sembra piena estate. Dopo le foto di rito riparto. A questo punto voglio passare anche da Punta Secca. Nella patria di Montalbano si intensificano i turisti ed arrivare proprio alla sua casa con la vespa è impossibile, tutta l’area è interdetta al traffico. Solo pedoni. Ottimo! Raggiungo a questo punto il rinomato ristorante dove il commissario è solito pranzare: Enzo a Mare. Anche se da ormai due anni sono stabile in provincia di Ragusa non mi è mai capitato di andare a mangiare in questo ristorante. Non so dirvi quindi come si mangia, ma presumo che non sia tanto male dai tavoli pieni che vedo. Qui faccio solo una foto al Faro che si erge sulla piazzetta. Non scendo nemmeno dalla mia Black Wasp!

Ultime tappe, Marina di Ragusa e Donnalucata e sono alla base. Prima di arrivare però, altro piccolo inconveniente. Ad un certo punto sento un forte bruciore sul dorso della mano destra. Mi fermo subito. Ho avuto uno scontro frontale con un’altra vespa! E’ ancora adagiata, moribonda, sulla manica del bike jacket. Il bruciore si attenua, ma è solo una cosa temporanea. Due giorni dopo sarò costretto ad andare in pronto soccorso. La mano si gonfierà a dismisura e il medico mi prescriverà dosi di bentalan e antibiotico. La prossima volta terrò sicuramente i guanti.
Riparto, passo Marina di Ragusa e supero Donnalucata, ai miei occhi sulla sinistra una spiaggia dorata. Mi sa che se la temperatura calda si manterrà, nei prossimi giorni andrò a fare un bel bagno proprio qui.
Cinque minuti e arrivo davanti il cancello della mia abitazione in aperta campagna. Non sono stanco, solo mi duole la mano. Ed ecco che il viaggio è terminato.
Sono felice di questa piccola impresa. E’ stata avventurosa e tanto emozionante. Ho respirato la Sicilia. Bella e selvaggia. Gentile e accogliente. Romantica e allegra.
Adesso sono pronto anche ad arrivare a Capo Nord in lambretta! Stay Tuned! 😉

Nakata Satoru
ig: @nakata_satoru

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