Monte Pellegrino, il balcone di Palermo che incantò Goethe

C’è uno spazio a Monte Pellegrino che lascia senza fiato. E non solo perché è necessario affrontare a piedi una ripida salita.

Prima di suggerirvi l’itinerario è opportuno tracciare qualche cenno storico sul Monte.

Nel periodo precristiano, questo splendido promontorio era considerato un luogo dal forte significato spirituale. Il Monte rappresentava una montagna sacra per gli abitanti della Conca d’Oro. L’idea della sacralità del Pellegrino sarebbe stata particolarmente radicata tra gli abitanti delle comunità che risiedevano nella pianura di Palermo. In epoca punica, all’interno di una grotta situata quasi sulla vetta del Monte venne anche costruito un altare, dedicato a divinità femminili della fertilità. E, in particolare, la dea Tanit si trovò al centro di diversi culti.

Ecco, proprio pochi metri sopra questo altare punico, ancora oggi visibile nella grotta, c’è uno spazio suggestivo con una cappella.

Come raggiungere il balcone su Monte Pellegrino

Guardando la scalinata che porta al santuario, sulla vostra destra trovate un bivio: da una parte la via Pietro Bonanno, dall’altra una strada, malconcia, che porta alle antenne. Di per sé questa strada non può essere percorsa dalle auto. Quasi all’inizio c’è un cartello di divieto di transito. Al termine del percorso si trova, infatti, oltre che i ripetitori delle emittenti radio e tv, anche una postazione militare. In pratica è territorio off limits.

Raggiunto, quindi, il piazzale antistante il Santuario salite a piedi lungo questa strada. Dopo cinquanta metri circa vi troverete davanti ad una indicazione: “Via al Santuario –  Croce”. Dovete abbandonare la strada e seguire il sentiero che è tracciato per terra. Alla vostra destra troverete una scalinata, o meglio quel che resta di una scalinata. Percorretela tutta. Raggiungendo la cima vi troverete davanti ad una cappella. Al di là di questo blocco di cemento avrete la possibilità di godere di una visione spettacolare della città e di quella che un tempo fu, per l’appunto, la Conca d’Oro. Abbraccerete con lo sguardo una porzione di spazio che va da Isola delle Femmine sino al porto. L’ora ideale: poco prima del tramonto.

Giovanni Villino

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